Sindacato Sociale di Base
Formazione
VADEMECUM - QUALE FORMAZIONE NELLA SCUOLA PUBBLICA?
Dal 29/08/2025 al 31/08/2026
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Grazie al contratto firmato da CGIL, CISL, GILDA, SNALS, ANIEF, CONFSAL, CGS, CISAL le ore di formazione con l’art. 36 del nuovo contratto sono rientrate nelle attività funzionali (le famose 40+40 ore, cioè le attività funzionali collegiali previste per i docenti). 

I sindacati firmatari hanno rivendicato l’art. 36 come una vittoria dei lavoratori in quanto, secondo loro, la formazione viene finalmente riconosciuta; si tratta, di fatto, di un aumento del carico di lavoro a parità di salario volto a riempire “obbligatoriamente” tutte le ore di attività funzionali (i dirigenti impongono pacchetti formazione mediamente di 15-20 ore). 

Una delle gravi conseguenze dell’applicazione dell’art. 36 è la riduzione delle ore, importantissime, destinate agli organi collegiali e in primis ai Consigli di Classe, ridotti ormai in molte scuole alla mezz’ora, costringendo poi i docenti a svolgere molto lavoro sommerso (wa, mail, telefonate, ecc.) ora anche allo scopo di lasciare delle ore residue per lo svolgimento di corsi di formazione. 

I corsi di formazione sono orientati unicamente sull’impostazione didattica e metodologica che da anni imperversa nelle nostre scuole con la pretesa di essere l’unica come la didattica digitale, BES, competenze, coding, orientamento; corsi che in molte occasioni sono di scarsa qualità, tenuti da formatori/trici ben retribuiti, senza esperienza concreta di lavoro a scuola. I docenti, costretti a formarsi fuori orario e senza compenso, diventano manodopera gratuita che arricchisce solo chi eroga la formazione e diventano la loro “carne da stipendio”. 

La formazione è da tempo individuata come strumento centrale per la trasformazione della scuola pubblica, per piegarla ai desiderata dei poteri economici del nostro paese, che vedono nella scuola un luogo deputato principalmente alla formazione del capitale umano, cioè dei futuri lavoratori precari, abbandonando invece l’idea della scuola della Costituzione, volta principalmente a formare cittadini dotati di pensiero critico. 

Questo vademecum vuole essere uno strumento per opporsi a tutto ciò. e’ vero che la formazione è un dovere per chi svolge il lavoro di educatori, ma è anche un diritto, diritto che deve prevedere la libertà di scegliere i corsi in base alle singole esigenze didattiche e pedagogiche. E’ importante ribadire che la formazione (libera e consapevole!) è un diritto dei lavoratori, non un obbligo a cui obbedire. 

Troverete al suo interno tutta una serie di riferimenti normativi (proposti in modalità FAQ) e strumenti legali utili, oltreché concreti e diversificati per opporsi alla formazione imposta dall’alto obbligatoria. Il materiale può essere d’aiuto anche in caso di pressioni da parte dei dirigenti scolastici, qualora si spingesse per un controllo centralizzato delle ore di formazione da parte dell’amministrazione. 

Troverete inoltre la proposta di alcuni corsi di formazione gratuiti che mettiamo a vostra disposizione affinché la formazione sia veramente un processo di crescita professionale in grado anche di recuperare il carattere pubblico che dovrebbe essere centrale nelle nostre scuole. Invitiamo tutte le colleghe e tutti colleghi, che vogliano sottrarsi a questo ennesimo attacco alla nostra professionalità, ad utilizzare questo vademecum. 

Come Sindacato Sociale di Base restiamo a disposizione per ogni chiarimento e supporto che si rendesse necessario.

SEZIONE FAQ
1. Il Collegio Docenti della mia scuola ha all’ordine del giorno l’approvazione del Piano di formazione (oppure del Piano annuale delle attività che include la formazione nelle 40+40) che riguarderà tematiche che a me non interessano; come posso oppormi?

Per prima cosa intervenendo al Collegio per sottolineare che l’aggiornamento proposto nel Piano di formazione non è obbligatorio, ma una proposta per chi ne condivide contenuti e modalità, facendo mettere a verbale la “postilla”. Se invece la proposta formativa si trova nel Piano annuale delle attività, bisogna stare attenti a ciò che si delibera perché quello che è inserito nel piano delle attività diventa poi obbligatorio. La questione è spinosa. Il comma 4 dell’art.44 del CCNL 2019-2021 destina, senza dubbio, le ore residue dalle riunioni degli Organi Collegiali alle attività di formazione programmate annualmente dal Collegio Docenti ed inserite nel PTOF. Tuttavia, non è ancora stato chiarito da Aran e Sindacati se l'inserimento di tali attività nel piano annuale le renda automaticamente obbligatorie per tutti i docenti. In ogni caso, qualora il DS sostenesse l’obbligatorietà per tutti i docenti di seguire la formazione inserita nel Piano Annuale delle Attività (o anche eventualmente nel Piano della formazione), un modo per sottrarsi alla formazione eterodiretta è utilizzare l’opzione di minoranza (vd allegato) e farla inserire nel Piano di Formazione. L’opzione di minoranza può basarsi su attività alternative, siano esse di autoformazione (vedi FAQ 13) o presso associazioni e/o enti culturali.

 

2. Cos'è l’opzione di minoranza? 

L’opzione di minoranza discende direttamente dalla Costituzione che all’art. 33 recita: “L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. La libertà di insegnamento e’ un principio costituzionale che e’ sempre stato imposto alle leggi ordinarie, incluse quelle più recenti come la Legge 107 (la "Buona Scuola" di Renzi), a includere una clausola che la tutelasse. Proprio perché la norma è di rango costituzionale, le varie leggi sulla scuola hanno dovuto sempre inserire una clausola che salvaguardasse la libertà di insegnamento. La legge 107, che al comma 14 dell’art.1, specifica che il Piano triennale dell'offerta formativa deve “comprendere e riconoscere le diverse opzioni metodologiche, anche di gruppi minoritari” e “valorizzare le corrispondenti professionalità”. Dunque, ogniqualvolta non si condividano le decisioni che la maggioranza del Collegio Docenti assume (formazione, griglie di valutazione, prove parallele, ecc.) è perfettamente legale presentare un’opzione di minoranza. 

 

3. Il DS non accetta l’opzione di minoranza sulla formazione; cosa posso fare? 

Il DS non può rifiutarsi di inserire le opzioni di minoranza nel Piano di Formazione dell’Istituto, in quanto previste dalla legge. 

Pertanto, è necessario presentare al verbalizzante del Collegio una richiesta formale di inserire l'opzione di minoranza nel verbale. Qualora anche questo passaggio non dovesse essere garantito, si può considerare di rivolgersi alle nostre sedi sindacali per un supporto. 

 
4. Il DS ha posto all’odg il piano di formazione, ma non l’ha preventivamente inviato ai docenti; è regolare? 

È fondamentale che tutti i materiali da discutere e approvare in Collegio, inclusi quelli relativi alla formazione, vengano inviati con un preavviso di almeno 5 giorni. Questo permette a ogni docente di studiare i documenti in anticipo, di prepararsi per la discussione e di esprimere un voto o una proposta in modo consapevole e informato. La trasparenza e il tempo adeguato sono essenziali per garantire la partecipazione attiva di tutti e la validità delle decisioni prese. 

Pertanto, se si riceve una convocazione senza i materiali necessari, suggeriamo di inviare subito una mail alla dirigenza per richiederli. Per conoscenza, si può inviare la stessa email al Collegio dei docenti, specificando che, in assenza della documentazione, si chiederà il rinvio del collegio. Se necessario, potrà essere attivata l'azione sindacale della RSU o dei rappresentanti provinciali per supportare la richiesta.

 

5. Nella mia scuola è già stato approvato il piano di formazione; io non ero presente (e/o non mi sono opposta/o); posso ancora presentare l’opzione di minoranza?

Il momento ideale per presentare l'opzione di minoranza è durante la seduta del Collegio Docenti quando il PTOF (o parte di esso) é all’ordine del giorno per essere discusso e approvato. Questo è il momento in cui è possibile esprimere il proprio dissenso e formalizzare la richiesta di dissociazione. Chi non ha partecipato alle sedute di discussione e approvazione del PTOF e che comunque abbia successivamente maturato una diversa posizione, potrà presentarla anche a posteriori, protocollandola, in qualsiasi momento (la ricezione del protocollo da parte della Segreteria è un atto dovuto che non può essere rifiutato). In tal caso, l‘inserimento dell’opzione nel PTOF potrà avvenire in occasione della prima revisione o aggiornamento dello stesso.

 

6. L’opzione di minoranza va votata o è sufficiente presentarla e metterla agli atti dei lavori del Collegio?

 L'opzione di minoranza non deve essere messa ai voti. È sufficiente presentarla formalmente, e la dirigenza non ha il potere di respingerla: ha l'obbligo di accoglierla. L'ideale sarebbe riuscire a trovare momenti di confronto con colleghi e colleghe per discutere ed elaborare un breve documento da firmare e presentare insieme durante il Collegio Docenti, chiedendo che venga messo a verbale. Un singolo docente può fare la stessa cosa. Le adesioni di altri/e docenti al documento possono avvenire anche in sede di Collegio. L’importante è che le opzioni di gruppo minoritario siano nominali: i nomi di chi intende avvalersene devono risultare a verbale.

 

7. Tra Consigli di Classe, Collegi Docenti, dipartimenti e formazione ho superato le 40+40, ma il Dirigente dice che non ci sono soldi per pagarle; cosa possiamo fare?

Se il conteggio delle ore di formazione dovesse superare il limite previsto, dovete richiedere formalmente il pagamento di quanto dovuto. Questo può essere fatto individualmente o tramite il vostro sindacato documentando con precisione le attività svolte e le ore accumulate. Le RSU devono fare inserire, nella contrattazione integrativa, una specifica voce del FIS che preveda la remunerazione delle ore extra della formazione in caso di sforamento, come previsto dal comma 7 dell’art. 36 del CCNL scuola sulla formazione.

 

8. Ho presentato opzione di minoranza sulla formazione; il Collegio ha approvato un monte ore per l’anno scolastico; sono tenuto comunque a svolgere la stessa quantità di ore?

Sì, sono tenuto a svolgere la stessa quantità di ore, se approvate dal Collegio Docenti. Per questo motivo sarebbe importante non approvare Piani che obblighino ad un numero di ore predeterminato. 

Nel caso in cui dovesse essere approvato un Piano di Formazione con un numero di ore obbligatorie, è possibile svolgerle nelle varie forme consentite (formazione presso la propria scuola con gruppi che hanno scelto l’opzione di minoranza, formazione presso altre scuole, presso Associazioni culturali non accreditate per la formazione in servizio, anche con forme di autoaggiornamento individuale non strutturato).

 

9. Come posso orientare i miei colleghi a non approvare Piani che obbligano a un numero di ore predeterminato? 
 Ricordando che: 
  • Secondo la Nota MIUR prot. 2915 del 15.9.2016 “L’obbligatorietà non si traduce (…) in un numero di ore da svolgere ogni anno, ma nel rispetto del contenuto del piano”
  • Le ore residue dalle attività funzionali possono essere conteggiate solo a fine anno scolastico. Questo calcolo deve includere tutte le ore effettivamente svolte, comprese eventuali riunioni straordinarie, sforamenti orari e il cosiddetto "lavoro sommerso" (come la preparazione delle riunioni collegiali). 
  • Le ore pianificate spesso non riflettono il tempo reale di lavoro, il numero di ore di attività collegiali approvate nel Piano Annuale ha un impatto diretto sulle ore che i Dirigenti Scolastici (DS) potrebbero chiedere per la formazione. 
Di conseguenza, è sconsigliato approvare Piani Annuali che prevedano un numero di attività collegiali ridotto. Un numero maggiore di ore dedicate a queste attività diminuirà la probabilità che i DS cerchino di imporre un'ulteriore quantità di ore dedicate alla formazione.

  

10. Posso svolgere le ore di formazione come auto aggiornamento? E in cosa consiste l’auto aggiornamento? 

Sì, è possibile. L’auto aggiornamento consiste in tutte quelle attività che un docente svolge in autonomia per rafforzare la propria formazione (lettura di libri, partecipazione a iniziative culturali di vario tipo, ecc.). 

L’art. 65, comma 1, del CCNL 2007, tuttora vigente, prevede esplicitamente “ferma restando la possibilità dell’autoaggiornamento.”

L’art. 2 del CCNI sulla Formazione del 19.11.2019 prevede che “Nelle scuole il personale esercita il diritto alla formazione in servizio anche nella forma dell’aggiornamento individuale, in coerenza col Piano di Formazione di Istituto. Il Piano di formazione d’istituto può comprendere quindi anche iniziative di autoformazione […] precisando le caratteristiche delle attività e le modalità di attestazione”

Il punto 3. della Nota MIM prot. n. 50635 del 22.12.2022 – Formazione dei docenti in servizio, afferma che: “il Piano di formazione d’Istituto potrà comprendere anche iniziative di auto-formazione […]”

 

11. Come posso far sì che le iniziative di autoformazione vengano inserite nel Piano di formazione di istituto? 

Tutte le attività di formazione devono essere proposte per l'approvazione durante il Collegio Docenti. In questa sede, è fondamentale presentare l'opzione di minoranza per assicurarsi che venga inclusa nel Piano di formazione. Se l'opzione non viene accolta inizialmente, è comunque possibile presentarla e farla protocollare in un secondo momento. ​​

Il CCNL sulla Formazione (art. 2) su questo punto è chiaro: “Il Piano di formazione d'istituto può comprendere quindi anche iniziative di autoformazione (...) precisando le caratteristiche delle attività e le modalità di attestazione.” 

 

12. L'autoformazione organizzata in piccoli gruppi deve essere fatta necessariamente nella propria scuola con colleghi della scuola stessa?  

No, il singolo docente può svolgere la formazione sia all’interno che all’esterno della propria scuola (altre scuole, corsi di formazione alternativi, ecc.).

 

13.  Le attività di formazione alternativa devono essere certificate? 

Per qualsiasi corso frequentato presso associazioni o enti culturali, è determinante richiedere un attestato di presenza, come documento ufficiale che certifichi la tua partecipazione. Relativamente all'auto formazione, nel caso in cui l'amministrazione ne richiedesse la documentazione, puoi fornire una semplice autocertificazione. Per esempio, è possibile presentare una relazione che includa: 

  • Bibliografia: i libri o gli articoli letti;
 
  • Sitografia: i siti web, i blog o le risorse online consultate; 
  • Filmografia: i documentari o i video formativi visti. 

Questi accorgimenti ti permettono di avere sempre la documentazione necessaria per qualsiasi tipo di formazione svolta in autonomia.

Corsi di formazione alternativa che proponiamo come Sindacato sociale di base
in collaborazione con altre realtà politico-culturali (le schede dettagliate dei corsi sono consultabili ai link in calce)
a. Terreno fertile per la guerra? Sradichiamo i conflitti armati e seminiamo futuro 

(in collaborazione con Ultima Generazione)

Si tratta di un percorso complesso sulle questioni ambientali.

Verrà fatta un'analisi storica dei principali cambiamenti climatici evidenziando le relazioni con i conflitti armati; verranno inoltre presentati vari modelli di resistenza civile e disobbedienza non violenta, anche grazie alla collaborazione con associazioni di attivisti storici e attuali.

Saranno proposte numerose attività da svolgere in classe con gli alunni e le alunne e tutta una serie di materiali di vario tipo (sitografia, filmografia, bibliografia ecc.) ai quali attingere per approfondire l'argomento anche in seguito.

vai al percorso

 

b. L’industria del cibo tra devastazione ambientale e guerra

(in collaborazione con Genuino Clandestino e con altre associazioni ambientaliste, anche a livello locale)

Il percorso che proponiamo vuole offrire strumenti teorici e pratici per riuscire ad orientarsi nelle criticità che la produzione mondiale di cibo oggi comporta: non solo con uno sguardo su ambiente ed ecologia in generale, ma soprattutto sull’applicazione delle moderne tecnologie all’agricoltura e sulla conseguente perdita di autodeterminazione alimentare per l’individuo e la comunità in cui è inserito.

Si tratteranno gli argomenti facendo ricorso a specifiche fonti aggiornate e attualissime, che coinvolgono una pluralità di discipline diverse: geografia, storia, scienze, alimentazione, tecnologia, economia, educazione civica.

I formatori/le formatrici coinvolti/e saranno scelti/e perché professionisti/ste del settore e, al tempo stesso, attivisti/e di organizzazioni che lottano per un cambiamento che salvaguardi il pianeta e il benessere di tutte le forme di vita in esso presenti.

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c. Il paradigma psichiatrico tra scuola e società - Medicalizzazione, controllo e perdita della dimensione educativa. Per ritornare a insegnare

(in collaborazione col Collettivo antipsichiatrico Antonin Artaud)

Dal 1999 a oggi nella totalità delle scuole italiane di ogni ordine e grado è più che raddoppiato il numero delle studentesse e degli studenti con disabilità. Aumentano esponenzialmente anche le diagnosi dei disturbi specifici dell’apprendimento. Docenti e insegnanti si confrontano quotidianamente con un numero altissimo e sempre più ampio di certificazioni per svantaggio socio-economico, linguistico e culturale. Contestualmente all’incremento di diagnosi e certificazioni aumenta, a partire proprio dall’età scolare, l’utilizzo di psicofarmaci che minano il fisico, distorcono il rapporto con la realtà, intossicano l’immaginario di intere generazioni. 

Il fenomeno ampio e riconosciuto della medicalizzazione della scuola e della società sta scuotendo nello stesso tempo le fondamenta dell’insegnamento e dell’approccio pedagogico-didattico-educativo, ponendo questioni non risolte ai professionisti dell’insegnamento, alle famiglie, a studentesse e studenti. Nelle scuole il rapporto tra insegnanti e studentesse e studenti è sempre più mediato da patti giuridici standardizzati (PEI, PDP) che poco hanno a che fare con un approccio didattico libero, non condizionato e veramente efficace. 

Il percorso di studio e di approfondimento che presentiamo parte dai contesti territoriali, mantenendo sempre come riferimento il sostanzioso patrimonio di dati statistici disponibili. Ricostruisce il quadro storico e sociale del fenomeno, a partire dal tentativo di superamento dei trattamenti manicomiali negli anni ’60 e ’70, e con un’attenzione costante ai segni attuali e persistenti dell’abuso delle pratiche psichiatriche (TSO, contenzione, elettroshock, obbligo di cura). Propone un lavoro didattico basato sul confronto tra partecipanti e differenti punti di vista di attivisti, operatori scolastici e sanitari, educatori, scrittori, ricercatori, saggisti, persone che hanno provato gli eccessi della medicalizzazione volontaria o forzata sulla loro pelle. Indica possibili strade da percorrere per un approccio consapevole al confronto intergenerazionale, che metta al centro la relazione, il dialogo, l’ascolto. 

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Stiamo predisponendo altri corsi di formazione; per restare aggiornato consulta il nostro sito alla sezione Agenda > Formazione.