Ministro ho lavorato come docente dell' ambito linguistico e antropologico espressivo per oltre dieci anni, in una scuola dove la maggioranza degli alunni era straniera e c'era un continuo nuovo inserimento di alunni stranieri NAI, anche durante l' anno scolastico. Su 20 alunni, in media solo 4 o 5 erano italiani di origini italiane. Erano attivati corsi di Italiano come L2 per alunni con difficoltà linguistiche, già vent' anni fa e ricordo che l' Istituto riceveva un piccolo incentivo dal Ministero per questo.
Le assicuro che, dopo cinque anni, gli alunni di origine straniera nelle verifiche superavano molto spesso i risultati dei loro compagni italiani, non solo in ambito logico matematico, ma anche linguistico espressivo, carta alla mano.
Inoltre avevano un rispetto per il ruolo del docente che i ragazzi italiani di oggi neanche comprenderebbero.
Ricordo che avevo in classe B.L. che mi regalò la minuta di un libro di fantascienza di circa trenta pagine da lui scritto a matita, nel tempo libero, con tanto di illustrazioni.
Quando lo racconto ai miei alunni di oggi, mi guardano come se fossi una marziana.
Gli alunni NAI hanno recuperato competenze senza fare perdere strada agli altri, in realtà tra loro tutta questa differenza di etnie non traspariva perché vivevano nello stesso comune di periferia.
Io non so cosa rileva Invalsi, soprattutto "non so" come vengono svolti e tabulati questi test, ma ho trent'anni anni di cattedra alle spalle e credo che le esperienze dirette contino più di una statistica non sempre genuina.
Comprendo il Suo punto di vista, ma Le assicuro che l' eccellenza si raggiunge anche con percentuali opposte a quelle che Lei dispone.
È tutto nelle mani dei docenti e dei dirigenti, ogni giorno, ogni anno, da sempre.
L' albero si riconosce dai frutti.
Porterò sempre nel cuore quella Scuola: ricca, colorata e viva.
S. G.