Sindacato Sociale di Base
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La scuola del "Paese dei Balocchi" e la dignità perduta dei docenti
28/08/2026

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una nostra iscritta.

 

È tempo di alzare la testa, rompere il silenzio e pretendere con fermezza quel rispetto e quella dignità che ci sono stati progressivamente sottratti. In meno di cinquant’anni la figura dell’insegnante in Italia è stata spogliata del proprio valore, trasformata nel fanalino di coda della nostra società e privata di quella credibilità e di quel peso sociale che un tempo ne costituivano il fondamento. Tutto questo ad opera di un sistema cinico e distratto, che misura l’esistenza umana solo in termini di profitto materiale, apparenza e visibilità immediata. 

 

Alle nostre spalle ci sono anni di studio rigoroso, notti rubate al sonno passate sui libri, concorsi continui, precariato logorante e pezzi interi di vita spesi a dimostrare costantemente di valere. Quante volte abbiamo pensato: «Appena avrò superato questa prova, appena concluso questo ciclo potrò finalmente riposarmi, godermi i sacrifici fatti, partire per una vacanza con la testa davvero libera»? E invece siamo rimasti imprigionati nel ritmo darwiniano di selezioni a tappe forzate, dove perfino la gioia e il riposo finivano per sembrare una colpa o una "perdita di tempo" rispetto alla scadenza successiva, all'ennesimo concorso o all'ennesimo titolo da conseguire. 

 

E cosa abbiamo ottenuto in cambio di una vita intera messa in pausa? Il disconoscimento sociale più totale. Siamo tra i docenti meno pagati d’Europa, i meno tutelati e i meno ascoltati da ogni categoria. Dire «faccio l’insegnante» oggi rischia di farci percepire quasi come perenni inconcludenti, eterni studenti costretti a dimostrare sempre qualcosa in più solo per vedersi riconosciuto il diritto di lavorare. 

 

Siamo ostaggio di un sistema che manovra i destini come un Mangiafuoco con i suoi Burattini, circondati da novelli Gatti e Volpi. Da una parte, un mercato spietato di venditori di corsi e certificazioni che specula sul nostro bisogno vitale di accumulare punti e titoli per risalire graduatorie infinite; dall'altra, una guerra tra poveri che avvelena perfino i rapporti umani: colleghi trasformati in rivali da un meccanismo perverso che educa all'invidia, al sospetto e alla logica spietata di scavalcare l'altro pur di sopravvivere, distruggendo ogni autentico senso di comunità e collegialità. 

 

Ci hanno trascinati dentro un perenne Paese dei Balocchi: un modello culturale e politico, narcisista e superficiale, che esalta il vuoto, premia il successo effimero e spaccia il divertimento a comando per felicità autentica. Si omette sempre di raccontare il finale di quella storia, dimenticando volutamente come ci si ritrovi al risveglio dopo l'abbuffata: trasformati in asini da soma, da Lucignolo a Pinocchio, privati della parola e pronti per essere venduti al mercato o sfruttati nel circo. Quello che conta, per chi governa questo declino, è distrarre per non far pensare, impedendo la nascita di una reale coscienza critica nei cittadini di domani. 

 

Chiunque provi a fare pensiero libero e a dire la verità senza paura, proprio come il Grillo Parlante, viene subito zittito con la violenza di un colpo di martello e la rapidità distratta di un click. Al tempo stesso, si tenta di cancellare ogni presenza che incarna la Fata Turchina: quei Maestri che sanno prendersi cura dell'Anima, che agiscono con presenza discreta e silenziosa, capaci di soffiare con dedizione sul fuoco interiore dei ragazzi per ridestare la luce della consapevolezza, la bellezza e i valori più profondi, senza bisogno di clamore o spettacolarizzazione. 

 

Ma il danno più grave non è solo quello inferto alle nostre esistenze e alle nostre tasche: è la ferita aperta sul Futuro dei nostri figli, dei nostri studenti e dei cittadini di domani. Come possono i giovani credere in noi e vederci come guide credibili, autorevoli e solide, se chi educa viene costantemente svalutato, deriso e privato di ogni peso sociale? 

 

Togliere forza, rispetto e valore alla scuola significa recidere le radici a chi sta crescendo e togliere respiro al nostro Paese e all'Umanità intera. Questa mortificazione è un pericolo collettivo: riprenderci la nostra dignità oggi non è una semplice rivendicazione di categoria, ma un atto irrinunciabile di resistenza e difesa civile per il futuro di tutti.

 

Maria Pandolfo

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