Sindacato Sociale di Base
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Studente accoltellato a morte a La Spezia: E’ il fallimento dello stato, non della scuola
18/01/2026

Sgomento, dolore, angoscia, rabbia, e molto altro di fronte a quanto è accaduto in una scuola di La Spezia la mattina del 16 gennaio. 

Fatichiamo a scrivere queste parole, perché sappiamo che di fronte alla morte di un ragazzo dovrebbe regnare solo il silenzio. 

Ma non riusciamo a tacere, perché sappiamo che da subito è partita l’onda repressiva che userà questa tragedia per aggravare ulteriormente le condizioni che l’hanno resa possibile. 

Il problema non è la sicurezza all’interno delle scuole o l’inasprimento delle sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti; il problema è l’abbondono di fette enormi della popolazione giovanile alla marginalità in cui ha avuto la sfortuna di nascere, è il disinvestimento da decenni nella scuola pubblica, è la mancanza di qualunque punto di aggregazione creativa, ricreativa, sportiva, culturale; a questo sono condannati moltissimi giovani, nella nostra città e in troppe altre città italiane. 

Ci sono scuole che sono diventate dei ghetti, in cui le classi scoppiano, in cui i nostri colleghi vivono una condizione professionale difficilissima in mezzo ad adolescenti problematici che portano dentro le classi tutta la loro disperazione e frustrazione. 

Cosa offrono le nostre città a giovani che provengono da famiglie con disagio socio- economico e culturale? Il nulla: se non hai soldi, non c’è nemmeno quell’altro nulla fatto di vasche sotto i portici, di negozi e di locali. E la scuola, che dovrebbe essere il luogo che più di ogni altro rimuove le differenze, è diventata impotente e dove riesce a reggere, lo fa quasi esclusivamente sulle spalle della motivazione degli insegnanti. 

Cosa facciamo perché tragedie come queste non accadano più? Riempiremo le scuole di metaldetector (per rassicurare i molti genitori che ora avranno paura)? Inaspriremo i già allucinanti regolamenti disciplinari che in questi anni i collegi docenti sono stati chiamati a deliberare? Alimenteremo ancora e ancora il razzismo e la paura? 

Non è la scuola che ha fallito, è lo stato, quello stesso che ha creato le condizioni perché questa tragedia avvenisse e che ora invoca una stretta sulle regole e chissà, un buon periodo di servizio militare… 

Tutti lo sappiamo, anche chi siede negli scranni del Parlamento, cosa dovremmo fare ed è questo che ci preme dire, anche in questa giornata di lutto e dolore: 

- Dimezzare da subito il numero di alunni per classe, in primis nelle scuole più difficili 

- Ripristinare immediatamente molte ore di compresenza, a partire dalla scuola elementare, in modo da non inchiodare già a 6 anni i bambini e le bambine alle loro condizioni di provenienza 

- Aprire in ogni quartiere palestre gratuite 

- Aprire in ogni quartiere gratuitamente scuole di musica e teatro 

- Aprire le scuole in orario pomeridiano per corsi di recupero, aiuto nei compiti e le mille attività che vi si potrebbero svolgere 

- Ripristinare il vero tempo pieno 

- Inserire strutturalmente nelle scuole lo psicologo (e non solo tre ore al mese per scuole con centinaia se non migliaia di iscritti) 

- Aprire in ogni quartiere luoghi di aggregazione ricreativi 

- Ristrutturare gli edifici scolatici rendendoli luoghi piacevoli da vivere 

Sappiamo anche da dove è possibile prendere i soldi, visto che per le armi siete riusciti a trovare decine di miliardi. 

Vogliamo scuole e non bombe, vogliamo educazione e non repressione, vogliamo che lo stato investa i nostri soldi per migliorare la vita di tutti i nostri studenti e studentesse, fuori e dentro le nostre scuole, vogliamo essere messi nelle condizioni di tornare ad essere pienamente degli educatori e non dei poliziotti nelle nostre aule. Oggi piangiamo un nostro studente, ci stringiamo alla sua famiglia; ci stringiamo anche ai nostri colleghi e alle nostre colleghe e ai loro ragazzi. Oggi siamo messi di fronte a una tragedia che coinvolge due ragazzi e le loro famiglie. Non cadremo nella vostra trappola, siete lo stato carnefice che ora fa la vittima per costruire, con le vostre trombe della propaganda, una trappola ancora più grande. E ora davvero basta parole.

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